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Gli inquinanti biologici di origine fungina: un attacco al sistema immunitario

La complessità conoscitiva maggiore in merito agli inquinanti biologici a carica fungina deriva dal fatto…

Pubblicato il 24 Maggio, 2023 • di Angelica Salerno

La complessità conoscitiva maggiore in merito agli inquinanti biologici a carica fungina deriva dal fatto che, per quanto sia un tema di dibattito comune in settori come quello dell’industria alimentare, è quasi del tutto ignorato in altri campi, come in quello domestico. In questa puntata del podcast Casa e Salute, Damiano Sanelli – referente tecnico dell’ATTA – ci racconta la pericolosità che il fenomeno può avere nelle nostre case.

La famiglia degli inquinanti biologici si divide in inquinanti ambientali, umani e fungini. Quando si parla di questi ultimi, ci si riferisce a muffe, funghi e lieviti, che si possono presentare sia in forma visibile a occhio nudo sia in forma invisibile, sotto forma di spore. «Un errore comune quando si trova una muffa – spiega Sanelli – è quello di rimuoverela meccanicamente, senza prima disattivarla. In questo modo, oltre a non debellare il problema, si peggiora la situazione perché si disperde l’inquinante. Bisogna, innanzitutto, intervenire spruzzando uno specifico prodotto biologico sulla muffa, in modo da inibirne la dispersione nell’ambiente: solo dopo questo procedimento si può passare alla rimozione». Le muffe invisibili, invece, sono rilevabili solo attraverso specifici campionamenti e analisi di laboratorio. Possiamo, però, accorgerci della loro presenza da alcuni sintomi, come la fastidiosa tosse stizzosa che a molti capita di avere soprattutto di notte.

Superfici in legno, moquette, tappezzerie, tendaggi e qualsiasi tipo di tessuto possono essere ottimi piani di proliferazione batterica. Temperatura e umidità, inoltre, sono tra i fattori principali che alimentano la formazione di spore e muffe invisibili, soprattutto all’interno delle abitazioni. «Per evitare la proliferazione e la propagazione di questi agenti microbiologici, la temperatura degli ambienti dovrebbe essere compresa tra i 19 e i 23°C e l’umidità relativa dovrebbe rientrare tra il 40 e il 60% – continua Sanelli; inoltre, soprattutto nei periodi invernali, per quanto sia una scelta funzionale dal punto di vista del risparmio energetico, sarebbe meglio evitare che nelle case ci siano ambienti del tutto privi di riscaldamento».

Anche animali ed esseri umani sono portatori di allergeni e inquinanti. Li immettiamo nell’aria ogni volta che parliamo, tossiamo o starnutiamo – come abbiamo imparato a causa della recente convivenza con il Covid-19. Una fondamentale differenza tra gli inquinanti chimici e quelli biologici però, è che, mentre per i primi gli effetti dannosi si verificano dopo anni, il tempo di attivazione degli inquinanti biologici è molto più rapido, ed è quindi più facile modificare in tempo le proprie abitudini per debellare il problema. Muffe e batteri colpiscono il sistema immunitario e abbassano le difese del nostro organismo: come dimostrato da uno studio della British Columbia, proprio per questo motivo essi si rivelano particolarmente dannosi per soggetti vulnerabili, come i bambini, che se convivono con questi inquinanti durante l’infanzia saranno più propensi a sviluppare problemi asmatici e allergici in età adulta.

Approfondire le cause della dispersione di queste sostanze nell’aria è quindi fondamentale per poter analizzare criticamente le nostre abitudini quotidiane e, se necessario, intervenire in tempo per porre rimedio al problema ed evitare di sviluppare una sintomatologia, più o meno grave, negli anni.

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