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VMC in aula: CO2 ridotta da 4 a 6 volte

Il risultato emerge da una osservazione sul campo eseguita, sull’arco di due ore di tempo, a Zevio, in provincia di Verona, in una classe della scuola elementare S. Pio X in località Volon. Qui la Helty ha installato a maggio scorso il proprio sistema di ventilazione meccanica controllata puntuale Flow 800 come azione dimostrativa a corredo del seminario organizzato da HHH sul tema dell’innovazione nell’edilizia scolastica.

Pubblicato il 6 Settembre, 2021 • di Maria Chiara Voci

Volon - sensore Arpanet4 in classe Helty

Il risultato è nei numeri. A Zevio, in provincia di Verona, un sistema di VMC puntuale in funzione riesce a garantire l’abbattimento della concentrazione di CO2 in classe fino a quattro volte rispetto alle condizioni osservate in assenza di ventilazione meccanica. L’aria risulta rinnovata in modo uniforme e, soprattutto, in maniera costante nell’ambiente con un enorme beneficio sulla salubrità così come sulle condizioni ideali per mantenere alta la soglia di attenzione degli studenti. 

Questo è il risultato del monitoraggio che è stato condotto dalla Helty, marchio del gruppo Alpac specializzato sui sistemi di VMC puntuale, nella scuola elementare S. Pio X in località Volon. In questa struttura, come azione propedeutica al dibattito che si è svolto nel corso del webinar sull’edilizia scolastica organizzato da HHH il 18 maggio scorso, l’azienda ha installato un impianto di VMC Flow 800 che è stato donato alla scuola. A beneficio dei ragazzi che la prossima settimana torneranno in classe.

A distanza di qualche giorno dal montaggio del sistema, di cui potete leggere cliccando su questo link se desiderate approfondire, la Helty ha condotto una campagna di osservazione dei risultati grazie all’uso di uno strumento di rilievo professionale Aranet4, riconosciuto come efficace dalla Sima e comunemente utilizzato per valutare le concentrazioni di CO2 negli ambienti confinati. La rilevazione è stata effettuata a valle di un’ipotesi teorica sul comportamento atteso: ipotesi che è stata in toto confermata dalla prova sul campo. Grazie alla VMC le concentrazioni di CO2 sono sensibilmente ridotte.

Ecco i dettagli. Innanzitutto il sensore è stato posizionato in un’area centrale della classe, a poca distanza relativa dalla finestra e fra due allievi ponendo attenzione alla corretta distanza dalle vie respiratorie per non falsare i risultati. In classe erano presenti 24 alunni e un insegnante. Utile per comprendere l’osservazione è anche tenere conto che in Italia, pur non esistendo alcuna norma cogente che obbliga alla costruzione di aule con un corretto ricambio, la norma UNI10339 di riferimento (e in via di revisione) imporrebbe nelle scuole elementari e in un volume stimato di 170 metri cubi un ricambio di 5 litri di aria al secondo per allievo così da restare sempre sotto la soglia di allerta dei 2mila ppm, livello oltre il quale cala la soglia di attenzione delle persone e si creano potenziali situazioni di rischio nella circolazione di virus e batteri e lo sviluppo di malattie. Secondo la norma Uni, nel caso della classe presa in esame, il ricambio richiesto è di 450 m3/h.

Nella situazione classica di una scuola italiana, cioè con VMC assente (spenta in questo caso) e porte e finestre chiuse, dopo un’ora e mezza la CO2 rilevata (sia in modo teorico che sperimentale) superava i 4mila ppm. La tendenza a 2 ore era di oltre 6.500 ppm. Tutto diverso quando entra in gioco la VMC. A un’ora e mezza di lezione, con VMC accesa e impostata a 500 m3/h con porte e finestre chiuse la curva si dimostra stabile intorno a 1.400 ppm. A un’ora e mezza di lezione, con VMC accesa e impostata a 800 m3/h (potenza a cui lavora la macchia Helty pensata per i grandi volumi) la concentrazione scende a 1.000 ppm. Guarda qui sotto la gallery che riassume i monitoraggi e clicca qui per maggiori dettagli.

L’efficacia dunque è dimostrata. Ora resta ancora un dubbio, però. Cosa accade se apro le finestre in assenza di VMC. Basta spalancare una finestra per ottenere il medesimo risultato che si ottiene con un sistema di ventilazione forzata impostato a 800 m3/h? La risposta è negativa e soprattutto apre il campo a diverse considerazioni. La prima è che difficilmente, in pieno inverno, sarà realistico tenere aperte le finestre in classe. Ma anche in stagioni più miti, ci sono problemi di comfort interno degli ambienti e di acustica. In secondo luogo, il ricambio d’aria naturale non è controllato e non è, pertanto, costante né omogeneo per l’ambiente che viene arieggiato.

A dimostrarlo, di nuovo, è il test sperimentale. Helty ha condotto una prova di misurazione con una finestra semiaperta (non spalancata, perché avrebbe falsato il risultato complessivo). La rilevazione ha rivelato a un’ora e mezza valori che oscillavano fra i 1.500 e i 2mila ppm con una curva a tendere in costante peggioramento. Un dato che fa riflettere, soprattutto se consideriamo che la rilevazione è stata fatta in prossimità della finestra aperta. Cosa accade dalla parte opposta della stanza? C’è da chiederselo.

Concludendo, crediamo sia bene conoscere a fondo il tema per poter scegliere se sia opportuno o meno eseguire lavori in classe. Alla nostra redazione, non resta che augurare buon anno scolastico ai fortunati allievi della scuola elementare S. Pio X in località Volon.